Quanto costa la libertà in questo Paese?

La storia di Alberto Varone, vittima innocente di mafia, morto per la libertà della comunità di Sessa Aurunca
Nei mesi trascorsi a ‘prendere possesso del bene’ ho conosciuto tante associazioni: Libera (sono il referente per i comuni di Sessa Aurunca e Cedole), il comitato don Peppe Diana (faccio parte del direttivo). Ci siamo riconosciuti “lungo la strada”. Per fortuna ho incontrato loro perché con la collaborazione mi sento molto più forte rispetto a determinate situazioni.
Quando aprimmo il presidio di Libera venne da noi uno scrittore: Raffaele Sardo, il quale aveva scritto un libro intitolato ‘La Bestia’. In questo libro lui racconta le storie delle vittime innocenti della criminalità organizzata, di cui la Campania detiene il triste primato.
In questo libro lessi che sul mio territorio era stata ammazzata una persona, ma io non ne sapevo niente. Nella guerra civile scatenata dalle faide si contano per adesso 1350 morti, e ancora oggi siamo alla ricerca delle storie delle vittime innocenti, che ancora non vengono a galla. Scoprii in quel libro chi era Alberto Varone.
Alberto aveva una famiglia con quattro figli e vendeva i mobili a Sessa Aurunca, era stato individuato dal clan dei Mozzoni di Sessa Aurunca (un clan affiliato al clan dei casalesi) per conto del boss Mario Esposito che voleva acquistare il suo mobilificio, facendolo rimanere intestato a lui, per riciclare denaro sporco. Alberto aveva detto di no più volte. Alberto fu ammazzato il 24 luglio 1991 sulla Statale Appia. Lo avvicinò una motocicletta mentre tornava a casa alle 7 di mattina, infatti per arrotondare lo stipendio andava a distribuire i giornali nelle edicole della provincia di Caserta. Di quella morte nessuno mai ne ha parlato, nessuno ha mai parlato di omicidio di Camorra, neanche il prete in chiesa al suo funerale: il silenzio più tombale.
A me sembrava assurda quella storia e allora decisi che noi come Presidio, il 24 luglio del 2009 saremmo dovuti andare sulla tomba di Alberto Varone a portare dei fiori. Ma poi ho pensato che se fossimo andati solo noi non avrebbe avuto senso e allora pensai di chiamare il sindaco, affinché potesse riconoscere ad Antonio un ruolo: quello di aver sacrificato la sua vita per la libertà della sua comunità.
Il sindaco accettò, era tutto pronto. Ma alle ore 20.00 del 23 luglio mi chiamano i carabinieri e mi chiedono di non andare perché la tomba di Antonio non c’è al cimitero… che significa non c’è?
Allora scopro, imparo e capisco (sempre dopo) che Antonietta, la moglie di Alberto, dopo due anni di segregazione in casa durante i quali nemmeno più i parenti la andavano più a salutare, infatti quando la camorra uccide la gente scappa perché ha paura, e ti lascia sola anche nel dolore.
Antonietta aveva deciso di collaborare con la giustizia e così facendo ha accettato il programma di protezione: vengono a prenderti le forze dell’ordine di notte e ti portano in un’altra città d’Italia dandoti un altro nome, un’altra abitazione e un altro lavoro.
Ma da quel momento in poi non puoi più tornare indietro, non puoi più partecipare ad una festa di famiglia, non puoi più chiamare un tuo amico d’infanzia, non puoi più mandare un messaggio al tuo vecchio compagno di classe: sei costretto a cambiare.
E io mi chiedo, quanto costa la libertà in questo paese?
E immagino la signora Antonietta quando presenta la richiesta al magistrato di portare con se il cadavere del marito così almeno può fargli una preghiera, a portargli un fiore.
E immagino la tomba di Alberto Varone in un altro cimitero d’Italia, magari con un altro nome sulla lapide. In quel giorno ho capito che fino a quando il popolo di Sessa Aurunca non farà pace con la storia di Alberto Varone, non avremo mai possibilità di riscatto.
Se non riconduciamo le nostre storie alla verità e alla dignità dei fatti, non avremo mai la possibilità di riscatto.

Francesco Di Carlantonio

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Fin quando la camorra conviene

Mi portarono lì e mi dissero: lo vuoi prendere tu il bene confiscato? Io cercavo qualcosa su cui costruire i miei progetti e mi ritrovo su 17 ettari di terreno con un immobile abbandonato, arrivai con l’idea di costruire un’azienda agricola, ho l’opportunità di creare lavoro: era questo il mio intento. Allora ho pensato si può fare e scrissi il progetto; lo inviai al comune e dopo pochissimo tempo il comune mi affidò il bene, non credevo che fosse così facile farsi affidare 17 ettari di terreno con un immobile sopra. Scoprii che quel terreno era stato sequestrato nel 1991, confiscato nel 1994 ed arrivato al demanio comunale nel 1998 e fino al 2006 non era stato ancora fatto niente su quel terreno. Infatti era diventata una discarica a ciel sereno. Da 15 anni, da quando lo stato ha sequestrato il bene lì c’era il vuoto assoluto. Fino a quado c’era stata la camorra lì si coltivavano i terreni, si allevavano le bufale, i cavalli e c’erano famiglie che ci abitavano dentro, c’erano quindi posti di lavoro. Da quando è intervenuto lo stato e aveva arrestato Antonio Moccia (dell’omonimo clan di Afragola, il quale vanta di essere il killer più giovane d’Italia, infatti vanta di aver ucciso la sua prima persona a 14 anni) non c’era più andato nessuno.
E fino a quando funzionerà così, fino a quando da una parte c’è la camorra che crea occupazione e dall’altra c’è lo stato che non costruisce nulla… fino a quando la camorra conviene, la camorra ci sarà sempre.

Francesco Di Carlantonio

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Allora si può fare

Il racconto di come Simmaco Perino ha restituito un bene alla sua comunità

Fondatore della coop. sociale "Al di là dei sogni"

Simmaco Perillo – fondatore della coop. sociale “Al di là dei sogni”

Mi avevano affidato l’immobile perché era un problema, perché per i comuni sono un problema i beni confiscati. Presento subito il progetto per costruire una comunità di accoglienza finalizzata al reinserimento lavorativo per le persone svantaggiate. Il nostro progetto viene accettato e attraverso i fondi dell’Unione Europea e il PON sicurezza, il comune di Sessa Aurunca riceve più di un milione di euro per ristrutturare l’immobile. Allora il Comune indice una gara d’appalto pubblico, ed è facile capire chi ha costruito su quel bene se è vero che il clan dei casalesi è famoso per infiltrarsi negli appalti pubblici. Nel tempo ho compreso che di quel progetto nulla era a norma.
Quando un giorno mi recai nel cantiere capii che un sacco di cose non andavano. Il mio territorio mi ha insegnato che le parole passano e solo quello che scrivi diventa fondamentale, allora io ho scritto. Ho scritto due pagine di protocollo in cui ho inserito tutte quelle cose che, a mio modesto parere, non erano a norma. Volevo suscitare qualcosa, creare un po’ di movimento, volevo andare fino in fondo. Il 29 dicembre 2008 vengo convocato dal Comune per la consegna delle chiavi dell’immobile e non è semplice farsi assegnare un bene confiscato il 29 dicembre visto che ci sono le feste e si pensa a tutt’altro. Mi presento lì con le mie osservazioni che vengono firmate e inserite nel verbale della consegna dell’immobile, dopo un pò qualcosa succederà.
Il 16 gennaio del 2009 la vigilanza privata che avevo attivato, mi sveglia alle 6 del mattino per dirmi di recarmi velocemente sul posto. Mi presento e vedo che quella notte sono venuti, e hanno fatto quello che sanno fare: le schifezze. Hanno distrutto tutte le finestre, alzato tutti i tombini, trinciato tutti i cavi della corrente elettrica e buttato a terra un paio di pareti.
In quel momento ho capito che quel giorno qualcosa era successo e cioè che avevo preso le chiavi, ed era mai pensabile che in provincia di Caserta qualcuno osasse entrare in un bene confiscato alla camorra?
Io mi sono trovato il 16 gennaio con la mia cooperativa a fare una scelta di valutazione: avevamo un immobile non a norma e vandalizzato, la cosa più ovvia sarebbe stata quella di andare dal sindaco e dirgli: “Tienitelo tu, questo pacco”. Ma quando tu investi su delle persone alle quali hai promesso una possibilità, quando incroci lo sguardo di quelle persone sai che non puoi venire meno così alla tua promessa.
E allora abbiamo preso il sacco a pelo e ci siamo buttati dentro, siamo stati quattro mesi con il sacco a pelo a presidiare l’immobile, perché sapevamo che non potevamo più andare via da là sopra perché se saremmo mancati ancora l’avrebbero completamente distrutto e sarebbe finito tutto. In quei 4 mesi l’abbiamo ristrutturato ma il comune non ci rilasciava il certificato di abitabilità, e non si capiva il motivo.
L’anno prima (nel 2008) avevamo inventato a Casal di Principe, con il comitato don Peppe Diana e Libera Caserta, il Festival Nazionale dell’Impegno Civile. Questo festival si svolge interamente sui beni confiscati alla camorra. Lo facemmo a Casal di Principe perché volevamo le chiavi delle case dei boss e volevamo entrarci. Nel 2008 ci siamo entrati, e anche se all’inizio eravamo sempre le solite 60 persone, quell’atto aveva avuto una valenza mediatica fortissima. Nel 2009 chiedo di far tappa sul bene confiscato di
Sessarunca ed il 20 giugno 2009 viene Peppe Barra a suonare gratuitamente (“da noi è un mito e si piglia 70 euro in concerto”). Sapevo che quella sera sarebbe venuta gente, ma mai avrei immaginato che quella sera in provincia di Caserta ben 1500 persone varcassero la soglia di un bene confiscato alla camorra (“lo so, erano venuti a sentì Peppe Barra”) ma a me non interessava, io sapevo che quella sera avevamo detto a chi era venuto quella notte che lì non ci poteva più venire, gli dicevamo che noi eravamo in tanti e non ci avrebbero più cacciato via da quel posto.
Prima del concerto sono salito sul palco e mi sono autodenunciato, ho detto che da quella sera io avrei portato i ragazzi diversamente abili a vivere in quel posto (“mi occupo di salute mentale e riabilitazione”), eppure non avevamo il certificato di abitabilità… cinque giorni dopo il comune mi inviò il certificato di abitabilità, allora si può fare. E se si può fare cambia la scena, forse dalle parti mie ci vuole un po’ più di fantasia, ma se si può fare si costruisce tutto un altro Mondo.
Abbiamo deciso di farci conoscere di far capire chi eravamo, perché in terra di camorra il sospetto è quello che fa da padrone, perché è funzionale alla camorra. Basti pensare che quando ammazzarono don Peppe Diana dissero che era un donnaiolo e che nascondeva le armi del clan, il sospetto serve perché se siamo tutti sporchi tutti possiamo essere accusati di tutto.
Da quel momento abbiamo iniziato a coltivare il terreno, abbiamo piantato le melanzane e la nostra prima raccolta è stata di 450 chili. Abbiamo scelto di dividere la raccolta in pacchi da un chilo e di andare a consegnarli per la frazione di Maiano di Sessa Aurunca. In quel modo veniva restituito alla popolazione il frutto della loro terra. Perché il bene non è nostro, è di tutti quanti. Qualcuno c’ha scambiato per testimoni di Geova, qualcuno c’ha detto: “abbiamo già dato”, qualcuno c’ha fatto entrare e qualcuno c’ha detto: “a me a camorra m ra a mangiar”… e si torna sempre lì.
Ma con quelli che c’hanno fatto entrare abbiamo costruito tanto, oggi sul bene hanno sede 4 cooperative sociali e di 6 associazioni di volontariato: la gente è tornata ad occuparsi di uno spazio pubblico.

Francesco Di Carlantonio

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Marano, ragazzi da tutta italia per costruire democrazia e legalità

Padova, 30 Novembre, ore 5:35. L’avventura inizia, il Marano Ragazzi Spot Festival 2011 ci aspetta.
Cambio a Bologna e poi di corsa verso Napoli: alle 11 passeggiamo già su piazza Garibaldi. Finalmente incontriamo le ragazze che ci guideranno verso Marano, sede del festival. Con noi anche una scuola media e una quarta superiore, entrambi dalla Puglia.

Marano, dunque. Grosso borgo tra Scampia e la più piccola Mugnano, il paese da tredici anni organizza una rassegna giovanile sulla legalità e l’impegno civile. Un’intera città e un intero popolo in un preciso ingranaggio per un orologio perfetto. Tutti danno il massimo: chi in cucina, chi nell’organizzazione, chi con i “gemelli”. Gemelli, appunto, che strana esperienza. Ogni ospite del Marano Ragazzi Spot Festival, infatti, è accolto in una famiglia, “adottato”, per qualche giorno, come un figlio.

Che prezioso incontro, quello di Marano. Che incontro, quello fatto con giovani di un’altra realtà, quella realtà sporca e intrisa del vile odore del malaffare. I diversi accenti e le più piccole fasce d’età ci hanno permesso di conoscere realtà diverse, spesso più complicate, ma dove l’impegno si sprigiona attraverso una luce particolare degli occhi.

Il vero inizio è al Teatro Siani, dove verrà dato il benvenuto ufficiale.
Fuori campeggia una meravigliosa immagine di Giovanni Falcone, intento a dare il buongiorno all’Italia da una finestra, dentro i bambini e i ragazzi gioiscono per l’inizio dei giochi.

Le esperienze continuano, e a regalarci le emozioni più forti sono quattordici ragazze di Marano insieme a sei dell’istituto penale minorile di Nisida. Ecco la parola “regina” di questa esperienza: incontro.
Nisida. Il percorso di queste ragazze è iniziato da due realtà completamente diverse che alla fine si sono fuse in un “unico aquilone colorato”: un aquilone formato da piccole mattonelle colorate dove su ognuna di esse c’è il nome di una vittima innocente di mafia: traspare l’ingiustizia percepita dalle ragazze.
Sul palco prende la parola Alessandra Clemente, dalla voce avvertiamo la grande emozione provata nel ripercorrere quel percorso che vuole sottolineare l’importanza di formare cittadini non solo nelle scuole ma anche negli istituti penitenziari; al suo fianco l’associazione Pol.i.s. (Politiche Integrate di Sicurezza per le Vittime Innocenti di criminalità e i Beni Confiscati) insieme vogliono dare significato alle loro lacrime, vogliono pretendere il cambiamento che l’Italia deve avere.

Mancano pochi appuntamenti prima della fine della nostra avventura, in uno dei quali il Presidente della Regione Campania Stefano Caldoro presenta alla stampa l’iniziativa “Facciamo un Pacco alla Camorra”: progetto nato dal Comitato don Peppe Diana che vede coinvolte cooperative sociali che insieme vogliono contribuire allo sviluppo di un’economia alternativa in modo da accrescere la cultura della legalità e della partecipazione.
Infine riusciamo ad essere partecipi anche dell’Orange Camp, un laboratorio organizzato dal Comune di Napoli contro le mafie dove i protagonisti sono ancora una volta i giovani di tutta Italia che cercano di costruire un’officina di democrazia partecipata, di impegno sociale, culturale e civico.

Anastasia Candeloro

Pubblicato in Altro, Formazione e informazione | Lascia un commento

Caselli, la rincorsa e il proiettarsi della legalità aprile 2011

Arriviamo alla palestra poco prima dell’inizio dell’incontro, quasi in extremis. Avevamo anche sbagliato strada, lungo il tragitto. Padova-Malegno, cioè Padova-Valcamonica, non è proprio il più breve dei viaggi: 211 kilometri da percorrere tra le sponde del romantico lago d’Iseo e quelle del più prosaico fiume Oglio. Alla fine, però, riusciamo ad arrivare, appena in tempo perché l’incontro prenda il via.

La palestra è piccola e un po’ nascosta, ma la gente non manca. Appena fuori dall’ingresso gli uomini della scorta garantiscono, se non la totale sicurezza (utopia per gli uomini impegnati nella lotta al terrorismo), almeno l’importanza dell’uomo che stiamo andando a incontrare. E infatti Gian Carlo Caselli è proprio un uomo importante, di spessore. In realtà fisicamente piccolino, ma moralmente – non esagero – immenso. Coordinatore dei magistrati della Procura della Repubblica di Torino, la sua Torino, Gian Carlo Caselli è stato ed è uno dei magistrati più impegnati nel fronte della lotta al terrorismo. Fu il primo a imbastire la lotta contro le feroci Brigate Rosse, incuneandosi tra le oscure gerarchie rosse con l’aiuto del pentito Patrizio Peci. Fu il primo, ancora una volta, a decidere di trasferirsi a Palermo dopo le stragi del ’92, guidando la procura siciliana nel momento di maggiore crisi delle istituzioni italiane dalla nascita della Repubblica. Fu anche il primo a scorgere processualmente i legami tra politica e mafia, intuendo nella figura di Giulio Andreotti l’intermediario tra potere e criminalità (e giungendo alla condanna definitiva del reato di associazione mafiosa, commessa dall’imputato “fino alla primavera del 1980”, ndr). Insomma, il magistrato Caselli non è proprio l’ultimo degli arrivati. Con lui c’è la moglie Laura, fedele compagna di viaggio anche in Libera, dove i due coniugi collaborano incessantemente da molti anni.

Arriva in punta di piedi, passa silenziosamente accanto ai banchetti di Libera, salutando i volontari, e poi si siede su una piccola sedia, le braccia poggiate su un normale tavolino, la Costituzione tenuta salda tra le mani: l’incontro ha inizio in un clima di distesa semplicità. Si parte un po’ in sordina, ma dopo poco il monologo diventa un dialogo aperto, un dibattito libero in cui il magistrato risponde sinceramente alle domande, talvolta con qualche sorriso, rivoltegli dallo speaker e da qualche uditore. Il suo parlare, per sua stessa ammissione, è “burocratico”, quasi meccanico nella sua lentezza e fermezza (a forza di fare il giudice…), ma se ne scusa quasi subito, incoraggiando la platea a seguirlo nelle sue affermazioni. Non ce n’era comunque bisogno, perché, malgrado l’inconfutabile secchezza di tono, il linguaggio di Caselli rivela una vivacità enorme, una grandiosa capacità di bloccare il pensiero altrui, fissandolo su ciò che è davvero degno d’importanza nella vita di un Paese, specie in questi nostri concitati giorni.

Quello di Malegno è un incontro organizzato dal presidio di Libera Valcamonica (di cui conosciamo il coraggioso fondatore, Tita Raffetti) per discutere assieme al magistrato di due tematiche fondamentali: Legalità e Costituzione. Legalità, l’obiettivo di una carriera di vita e la continua necessità di una sua conquista, e Costituzione, cioè la sua corrispondente rappresentazione formale, la legge fondamentale, la stella polare del nostro Stato. Due unità indissolubili, due concetti assolutamente legati a filo doppio: su questo verte l’incontro di stasera.

Domande, risposte, spiegazioni e ancora domande e ancora risposte: a mezzanotte inoltrata nessuno ha proprio voglia di alzarsi. Si registra una grande umanità nelle parole del giudice e di quelle di sua moglie, insegnante e membro di Libera Piemonte, e si respira soprattutto un’aria di giusta semplicità nella piccola palestra comunale, dove nessuno è adoratore, ma tutti sono critici ascoltatori, vogliono capire, comprendere, fare proprie le ricchezze della serata; come sempre, infatti, Libera porta l’autenticità e la giustizia dei più grandi tra la gente comune, i cittadini di tutti i giorni.

Fu una serata indimenticabile, addirittura coronata dalla cena assieme ai coniugi e agli uomini della scorta, gentilissimi nel chiederci di restare con loro per una pizza, consci del lungo viaggio di ritorno che minacciava le nostre energie.

“L’articolo 3 della Costituzione – spiega il magistrato – è quello che io considero il più importante, e non tanto per l’importanza del diritto sancito, quanto per il dovere che lo Stato, la Repubblica, si assume nei confronti di tutto il popolo. È suo dovere, dunque dovere di tutti i cittadini, rimuovere gli ostacoli che limitano la realizzazione dell’individuo, il suo perfezionamento in quanto individuo singolo e in quanto membro della collettività senza alcuna distinzione, nessuna d’ogni genere. Ecco, definisco questo articolo quasi rivoluzionario, perché attesta che è dovere di tutti, cioè dello Stato, quello di lanciarsi continuamente nella lotta contro ogni forma di illegalità, di proiettarsi senza timori nella ricerca di un domani più giusto e libero.” Bellissimo.

Sì, la legalità, come conferma l’articolo 3 della Costituzione, non può tollerare esitazioni, ansie e paure, ma esige, non richiede, che ognuno faccia il proprio dovere, si impegni nel proprio compito, perché il grido di libertà e giustizia è un grido che deve partire anche da me, dal mio cuore. Un continuo volo, un continuo slancio, un continuo scontro-incontro e una continua rincorsa e un continuo proiettarsi nella sua ricerca: questa è legalità!

Grazie Gian Carlo.

“Dall’attrito perpetuo delle idee s’accende ancora oggi la fiamma del genio europeo.” (Carlo Cattaneo)

Alessandro Frison

Pubblicato in Conferenze | Lascia un commento

RIUNIONE COORDINAMENTO REGIONALE del 10 settembre 2011, Agriturismo al pozzo

Sabato dieci settembre si è svolto il primo coordinamento regionale di questo nuovo anno di attività e anche noi vi abbiamo preso parte.
É stato un momento di scambio di opinioni ed esperienze molto produttivo e stimolante, a cui abbiamo contribuito con forza, decisione e belle idée; nonostante un pizzico di paura e timidezza essendo stato il nostra primo incontro ufficiale.
Alla riunione hanno partecipato una ventina di persone, tra cui membri di presidi e coordinatori in maggioranza, che in un clima pacato ma costruttivo hanno posto le basi per le imminenti attività, stabilendo la direzione in cui operare.

Le principali tematiche trattate sono state le seguenti:

1)      Creare dei progetti per le scuole che coinvolgano appieno insegnanti e presidi, in modo tale che il percorso delle classi sia continuativo nell’anno e non si limiti a un singolo incontro. Don Telatin propone di incoraggiare i viaggi della legalità di iniziativa delle singole classi o scuole, come anche quelli organizzati dagli assessori. W Piron

2)      In Veneto si sta diffondendo la cultura del “diversamente onesto” e combattere questo nuovo modo di pensare è il nostro primo obbiettivo. Le tre dirette interessate sono: Confcommercio, Confindustria e Confartigianato. In particolare l’edilizia è un settore sensibile che deve essere protetto.  È difficile evitare l’evasione e l’infiltrazione della mafia perché col sistema fiscale di adesso fare il furbo è un modo di sopravvivere.

Si sono poi analizzati alcuni aspetti preoccupanti in Veneto riguardanti l’infiltrazione della mafia:

-USURA
-RICICLAGGIO DI DENARO ( riciclaggio di macchine usate..)
-RIFIUTI
-EVASIONE/ELUSIONE

3)      Si sta formando un gruppo che si prenderà carico entro dicembre di aggiornare il sito internet di          Libera Veneto con volontari e professionisti:  giornalisti,blogger.. L’obbiettivo è creare al suo interno un archivio delle notizie riguardanti la criminalità organizzata in Veneto così da consentire a chiunque di consultarlo e di esserne informato.

4)      Noi  come presidio abbiamo consigliato di inserire una mappa di tutti i presidi presenti nella regione( ne sta nascendo uno a San Donà di Piave!) e  dei negozi che vendono prodotti di Libera Terra, e un elenco dei beni confiscati con il loro relativo indirizzo e modalità di riutilizzo.

5)      PROSSIMI INIZIATIVE:

A) MARCIA DELLA PACE: 25 settembre ad Arezzo, abbiamo tutti ricevuto la mail.

B) CORSI SEMINARIALI  A TORINO:  incontro mirato su: criminalità di tipo economico, riutilizzo dei beni confiscati, nuovo codice antimafia. Mail: veneto@libera  iscriversi come referenti, massimo  1 o 2 persone a presidio.

C) SEMINARIO IN ORGANIZZAZIONE:   riguarda la circolare del ministro Maroni del 13 luglio in cui invita i prefetti a fornire supporto al riutilizzo dei beni confiscati e i monitoraggi. Probabilmente si terrà a Calalzo, di venerdì e sabato.

D) A novembre DAVIDE MATTIELLO in tour per i presidi!!..ma non per quello di Padova (tutti con voce molto affranta: “noooooo”)

6)      Entro lunedì mandare al proprio coordinamento provinciale una schedina con eventuali lamentele e problemi per i tesseramenti.

Prossima riunione ai primi di dicembre.

 Elena Bellavere e Clara Zaccaria

Pubblicato in Regionale e provinciale | Lascia un commento

Ritorno alle origini

Quest’oggi si riparte ufficialmente con le attività del nuovo anno e, per i prossimi 12 giorni a partire da oggi, il nostro banchetto sarà presente alla festa del PD di Camin, dove tutto ebbe inizio un anno fa.

Lo scorso agosto infatti non esisteva nè un presidio cittadino, nè il nutrito gruppo di volontari che sempre più cresce e che ormai rappresenta una realtà importante per la città di Padova; c’erano solo due giovani animati dalle migliori intenzioni e con il desiderio di creare qualcosa di importante.
É passato molto tempo da quel battesimo del fuoco e l’esperienza accumulata in un anno è sicuramente molta, tuttavia non si possono dimenticare le origini e quindi eccoci qui a far nuovamente conoscere Libera ed a stilare il programma per l’imminente futuro.

Dimitri Pagnin

Pubblicato in Banchetti e iniziative minori | Lascia un commento